Lapidario

Entrati nella corte del Castello Visconteo, ci si trova lungo un porticato, che corre sui tre lati superstiti***.

Vi sono esposti, in ordine cronologico, reperti provenienti da Pavia o, in misura minore, dal territorio circostante, che testimoniano l'alto livello di monumentalità raggiunto dalla città in epoca romana e altomedievale. Questi completano la selezione di pezzi che invece è esposta nelle sale interne, nelle sezioni Archeologica e di Scultura romanica e rinascimentale.

La maggior parte dei pezzi è stata ritrovata casualmente durante la demolizione di monumenti, come le antiche cattedrali gemine di Santo Stefano e di Santa Maria del Popolo, risalenti al XII secolo, smantellate per far posto al Duomo, o le chiese di San Giovanni in Borgo o Sant'Agata al Monte, anch'esse oramai perdute e delle quali si conservano qui importanti reperti.

Altri pezzi provengono dagli scavi compiuti nella città per gli interventi di razionalizzazione urbanistica e/o impiantistica del primo Novecento, come quelli nell'area della Piazza della Posta e di Piazza Vittoria.

Durante i lavori del 1923 in corso Mazzini è stata ritrovata anche una porzione di strada romana, collocata nell'angolo sud ovest del cortile. In un territorio come quello pavese, povero di pietre e di marmi, fu necessario far arrivare i materiali da notevoli distanze.

La rarità e il pregio di questi materiali spiegano il frequente ricorso al reimpiego durante il Medioevo. Tra i pezzi provenienti dal territorio, sono da segnalare i fusti di colonne in granito egiziano e marmo cipollino rinvenuti a Corteleona, dove sorgeva il palazzo del re longobardo Liutprando. Fanno parte di un insieme di reperti fatti arrivare da Roma, si pensa dopo la visita che Liutprando fece a papa Gregorio II, nel 729: durante questo viaggio il re aveva venerato le reliquie di Sant'Anastasio, e al suo ritorno dedicherà al santo la chiesa e il monastero all'interno del palazzo di Corteleona.

Lungo il lato sud si trovano diversi pezzi identificabili come 'sarcofagi', ovvero i contenitori destinati ad accogliere il corpo del defunto. Si compongono di due elementi distinti: il coperchio e la cassa. Quest'ultima ha generalmente forma parallelepipeda e può essere monolitica, cioè realizzata con un unico blocco di pietra o marmo, oppure formata accostando quattro elementi verticali e uno orizzontale per la base. La cassa può essere liscia o avere un apparato decorativo a bassorilievo o altorilievo, scolpito sulla fronte e/o sui lati brevi, su cui poteva apparire il ritratto del defunto. Il testo epigrafico, di solito inciso sul fronte, reca di norma l'invocazione agli Dei Mani, il nome del defunto con le eventuali virtù possedute in vita e il nome del dedicante: il coniuge, il figlio, un parente, il padrone o uno schiavo.

Il coperchio presenta forme e dimensioni molto varie, dalle semplici lastre fissate con grappe metalliche, a quelle più elaborate a doppio spiovente, simili a tetti, su cui sono anche incisi tegole e coppi. I sarcofagi furono spesso reimpiegati in età medievale e moderna, sia come oggetti di uso quotidiano (vasche, abbeveratoi, contenitori), sia per la sepoltura di personaggi illustri o di santi; in questo caso, l'iscrizione romana veniva spesso scalpellata, riadattata o sostituita da una più recente.

 

Per approfondire i singoli pezzi esposti, si vedano le schede di catalogazione informatizzata.